
Vandalismo ai Benedettini: la testimonianza di un rappresentante
L’eco silenziosa dei secoli è stata violata. Le antiche mura del chiostro di ponente, i passaggi del Ponte degli Studi, le scale e i corridoi labirintici dell’ex Monastero di San Nicolo l’Arena di Catania sono stati deturpati da mani incivili. Non si è danneggiata solo la pietra, ma l’anima stessa di un luogo che custodisce storia e cultura della nostra città. Un faro di sapere la cui luce, seppur brevemente, si è spenta sotto i colpi del vandalismo. Un’offesa ai simboli più preziosi del patrimonio cittadino: un tesoro che chi studia in quegli spazi dovrebbe difendere con onore, e invece è stato sfregiato da scritte e simboli indecifrabili, tracciati con pennarelli e matite dai colori più svariati.

Ogni atto vandalico comporta un prezzo non solo economico, ma culturale, che ricade sull’intera comunità universitaria, coinvolgendo anche gli stessi responsabili di questi gesti sconsiderati. Il degrado non è un mero problema estetico: rappresenta il segnale allarmante di un vuoto di senso civico, di un distacco preoccupante dalla nostra storia e identità collettiva.

Sminuire l’accaduto come una semplice bravata sarebbe un errore grave. Dietro tali azioni si nasconde una profonda ignoranza e l’incapacità di apprezzare il valore di ciò che si possiede.

Non bastano misure preventive o sanzioni disciplinari: la vera sfida è culturale. Serve un percorso educativo che insegni il rispetto del patrimonio comune, che sia storico, artistico o contemporaneo. Bisogna far comprendere ai giovani che quelle mura imbrattate non sono solo pietre, ma racconti, memorie e identità. Chi li deturpa, in fondo, cancella una parte di sé stesso.

Le pareti del Ponte degli Studi e i corridoi dell’ex monastero benedettino sono state imbrattate con scritte e simboli incomprensibili, espressione di un comportamento irrispettoso e miope. Non si tratta solo di un danno materiale: dietro questi gesti è in gioco il senso di appartenenza e il rispetto per una comunità che tutto perde, sottraendo risorse, tempo e senso civico a beneficio di pochi.

La testimonianza del consigliere di Dipartimento Salvo Petralia
“Sarebbe un grave errore ridurre quanto accaduto a uno stupido scherzo” – sottolinea Salvo Petralia, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Dipartimento – “Questi atti riflettono una carenza di coscienza e l’incapacità di riconoscere il valore inestimabile di ciò che ci circonda”.
Le azioni punitive e preventive sono necessarie, ma non sufficienti: la radice del problema è culturale. Bisogna educare al rispetto di ciò che è comune, a prescindere dall’epoca a cui appartiene. Quei muri non sono solo pietre scolpite, ma pagine di storia e memoria viva. Offenderli significa cancellare una parte importante di noi stessi.




