Dalla penna al pennello, dalla macchina per scrivere al bulino, dalle parole ai segni, dalla cronaca nera ai colori sgargianti. Non solo giornalista d’inchiesta, dalla scrittura graffiante, drammaturgo dal forte impegno civile, scrittore raffinato e duro, Giuseppe “Pippo” Fava era anche artista. Una identità però poco conosciuta, forse schiacciata dal ricordo del cronista ucciso dalla mafia, eppure era poliedrica e duttile la personalità di Fava, la sua vocazione a denunciare le violenze, i soprusi, la corruzione e le tante forme di illegalità, e l’omertà può rientrare tra queste, dal punto di vista etico. La mostra “La cultura e il diavolo” si pone questo obiettivo, come spiegano i promotori dell’esposizione, tra questi Vittorio Ugo Vicari: “riposizionare Giuseppe Fava tra i grandi intellettuali del secondo dopoguerra italiano, mettendo in luce non soltanto la sua instancabile denuncia contro la mafia, ma anche la profondità con cui seppe osservare e raccontare la condizione sociale del suo tempo”.


Il percorso espositivo è composto da 35 opere di varia tecnica, in gran parte provenienti dall’Archivio Storico Giuseppe Fava di Gravina di Catania, custodito da Giuseppe Maria Andreozzi. Mafiosi, operai, prostitute, faccendieri, marinai, mercanti di strada, immigrati, adultere, omosessuali sono le fonti di ispirazione, protagonisti di un universo complesso, raccontato senza retorica e senza giudizio morale.

Tante persone all’inaugurazione, in coincidenza con il centenario della nascita, non solo coloro che lo hanno conosciuto, apprezzato e seguito in vita, ma anche giovani che raccolgono il testimone della ribellione contro la violenza mafiosa e il malaffare. “Catania non si è ancora ribellata come avrebbe voluto Fava, ma qualcosa è cambiato” ha ammesso il sindaco Enrico Trantino. “Il messaggio più profondo è la speranza“, ha sintetizzato Vittorio Ugo Vicari, mentre il figlio Claudio, anch’egli giornalista, scrittore e drammaturgo, ha aggiunto “questi cento anni nel segno di Pippo Fava sono stati spesi bene”. Emozionante la testimonianza di Francesca Andreozzi, la bambina che recitava sul palcoscenico del Teatro Stabile e che nonno Pippo era andato ad applaudire prima di essere ucciso dal piombo di un killer di Cosa nostra, proprio a pochi metri.
FOTO IN EVIDENZA DI SONJA STRECK




