
Il 14 ottobre, nelle sale della sede della CGIL di Catania in via Crociferi, si è tenuto un importante dibattito riguardante una problematica che ormai da anni attanaglia le città italiane: i canoni degli affitti delle case.
I temi e i relatori
Si è parlato dei canoni degli affitti che continuano ad aumentare, famiglie di inquilini morosi incolpevoli sfrattate e dunque la prova che il diritto ad un’abitazione viene riconosciuto, nella pratica, sempre meno.
I relatori che hanno posto l’accento sulle varie sfaccettature di questa annosa questione sono state: Giusi Milazzo, segretaria generale Sunia Sicilia; Angela Biondi, segretaria confederale CGIL Sicilia; Agata Palazzolo, segretaria generale Sunia Catania e Valentina Di Magro, segretaria confederale CGIL Catania.
Dai dati presentati e sviscerati dalle relatrici si può evincere un circolo vizioso composto da sfratti originati da un mercato abitativo che si evolve sempre più verso affitti a breve termine. La possibilità di lucrare maggiormente tramite questo genere di contratti, che non comportano sfratti e fanno aumentare lo squilibrio tra domanda ed offerta, attira maggiormente i proprietari degli immobili. I dati pubblicati dal Ministero degli Interni e dall’Agenzia delle Entrate parlano di 3680 affitti brevi depositati a fronte di 4525 locazioni stabili. Il divario cresce nel capoluogo: a Palermo, nel 2024 sono stati depositati 5981 contratti di affitti brevi contro 10191 locazioni a lungo termine.
Le dichiarazioni delle relatrici
“Le fasce più colpite sono giovani, famiglie a reddito medio-basso, lavoratori e lavoratrici precarie, anziani” – ha spiegato Giusi Milazzo –. “Tutti soggetti che non hanno accesso all’acquisto e cercano un affitto stabile e sostenibile, oggi quasi introvabile…La diminuzione dei contratti abitativi per lungo residenti e l’aumento degli affitti brevi incidono direttamente sul calo delle procedure di sfratto, ma mascherano un disagio crescente. A rallentare le esecuzioni contribuiscono anche le difficoltà degli uffici giudiziari nel gestire la mole di lavoro”.
“L’assenza di una politica pubblica sull’affitto e di un’offerta abitativa capace di rispondere anche ai bisogni del ceto medio impoverito” – ha dichiarato Angela Biondi – “rischia di portare la Sicilia ad un punto di non ritorno. Il governo regionale si deve dotare di una legge complessiva sul diritto all’abitare che metta finalmente mano a questa materia e che trovi soluzioni a breve e a medio termine per arginare il disagio che nell’Isola è più che evidente”.
E aggiunge Valentina Di Magro: “È evidente che così la città non garantisce più soluzioni accessibili a chi lavora, studia o cresce una famiglia qui. Il rischio è che Catania diventi una vetrina per turisti e un deserto per i suoi cittadini. Per questo chiediamo regole certe sugli affitti brevi e investimenti seri sull’edilizia residenziale: la casa deve tornare a essere un diritto, non un privilegio”.
Le conclusioni della segretaria di Sunia Catania Agata Palazzolo
Le richieste delle organizzazioni sindacali, espresse da Agata Palazzolo alla fine del dibattito, non lasciano dubbi: viene richiesto un cospicuo aumento dei fondi nazionali per il sostegno di inquilini morosi incolpevoli, il ripristino di fondi tagliati ed esistenti sino al 2023, protocolli tra comuni e prefetture che garantiscano il passaggio da casa a casa prima di ogni sfratto. Particolarmente interessante è la proposta, espressa in maniera corale dalle relatrici, di adibire edifici già esistenti a istituti di social housing; l’obiettivo è quello di promuovere la riqualificazione di edifici non sfruttati e di riconoscere il diritto all’abitazione a intere famiglie che dovrebbero altresì ricorrere a soluzioni di fortuna.
Il modello che si sta affermando riconosce questo diritto in maniera sempre meno sicura, sempre più esclusiva. “Questi dati devono essere un monito: restituire centralità al diritto alla casa non è più solo un’urgenza sociale, ma una condizione imprescindibile per garantire coesione e futuro alle comunità siciliane”, conclude Agata Palazzolo.
ARTICOLO A CURA DI FRANCESCO LANUZZA




