
Presentazione del libro “Maletto: racconto di un paese, tra memoria e cuore” di Maria Ausilia Elisabetta Parrinello, psichiatra e responsabile della comunità terapeutica Villa Letizia di Zafferana Etnea, libro che parla del legame che ella ha col paese etneo dove è cresciuta.
Maletto fra identità e amore
«Non avrei mai immaginato che scrivere potesse diventare una forma d’amore. Tutto è cominciato quasi per caso, in un momento difficile, quando dentro di me c’era silenzio e avevo bisogno di respirare ricordi. Così ho iniziato a scrivere dei racconti su Maletto: sulle strade che conosco da sempre, sugli odori dell’infanzia, sulle voci, sui visi, sulle cose semplici che non si dimenticano mai. Erano parole nate per riempire un vuoto, la perdita della Mamma, avvenuta tre anni fa, e di Papà, tanti anni prima. – ha raccontato Maria Ausilia Parrinello -. Non sapevo che, da quelle parole, sarebbe nato un ponte che unisce cuori sparsi nel mondo. Da allora, ogni giorno ricevo messaggi e telefonate da malettesi che vivono lontano: in Svizzera, in Francia, in Germania, a Torino, Firenze, Milano. E insieme arrivano foto bellissime di Maletto: la piazza illuminata al tramonto, il castello d’inverno, il profilo dell’Etna coperto di neve, le vie addobbate per le feste. Ogni immagine è un frammento di cuore, un modo per dire “noi ci siamo ancora, anche se lontani».
L’opera è un viaggio nella memoria collettiva di Maletto, che attraverso storie vere, ricordi familiari, personaggi e tradizioni restituisce atmosfere, profumi e consuetudini degli anni ’70, ’80 e ’90 del secolo scorso. Un racconto intimo e autentico, nato in un momento personale di dolore, che si è trasformato in un ponte emotivo capace di unire i malettesi sparsi in Italia e all’estero.
Il dialogo finale con il pubblico
Nella postfazione, lo scrittore e critico letterario Giuseppe Giglio interpreta il libro come una dichiarazione d’amore verso Maletto, inteso non solo come luogo geografico ma come spazio dell’anima e fondamento dell’identità. La memoria, in questa prospettiva, diventa forza viva e condivisa, capace di tenere insieme passato e presente.
«Tra queste pagine — osserva il critico menzionato — tornano a respirare gli odori, gli umori, le voci di Maletto: bambini, donne e uomini che riaffiorano dalla memoria non come nostalgie, ma come presenze vive. La memoria, così, non è passato immobile, ma forza vitale che unisce cuore e identità, trasformando il racconto in appartenenza condivisa».

Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Capizzi, sono intervenuti Michele Giorgio Luca, curatore della prefazione, Giuseppe Giglio e i rappresentanti editoriali, Margherita Guglielmino e Giuseppe Pennisi. La serata è stata arricchita da interventi musicali che hanno contribuito a creare un clima di forte suggestione.




