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Dentro la festa di Sant’Agata: Catania e l’amore per la sua patrona

Catania ha un legame inscindibile con la sua patrona, Sant’Agata. Dal folklore delle candelore, offerte votive dei cittadini sin dai tempi più antichi, al fercolo trainato per le strade dai devoti, che indossano il tipico sacco bianco nelle giornate del 4, 5 e 6 febbraio. A raccontarci i dettagli è il giovane Michele Mirabella, portatore del cereo del Circolo di Sant’Agata, associazione che, oltre a dare il nome a uno dei quindici simboli di devozione, è anche la più antica.

La terza festa religiosa più importante al mondo

Sono circa un milione le persone travolte ogni anno dalla maestosità di questa manifestazione. Non soltanto per un mero senso di appartenenza, ma anche per curiosità e cultura personale. Un fenomeno che, in fondo, non riguarda solo la comunità catanese. I numeri parlano chiaro: è difficile circoscriverne il perimetro di attrazione alla sola città di Catania. C’è, senza dubbio, qualcosa che va oltre.

Le 15 candelore

Attualmente, nel 2026, si contano 15 candelore: Cereo di Monsignor Ventimiglia o di Sant’Àjita, Cereo dei Rinoti, Cereo dei Fiorai, Cereo dei Pescivendoli, Cereo dei Fruttivendoli, Cereo dei Macellai, Cereo dei Pastai, Cereo dei Pizzicagnoli, Cereo dei Bettolieri, Cereo dei Panettieri, Cereo del Villaggio Sant’Agata, Cereo dei Mastri Artigiani, Cereo dei Devoti di Sant’Agata, Cereo Luigi Maina, Cereo del Circolo di Sant’Agata (nonostante l’aggiunta delle nuove candelore, ha mantenuto il posto a chiusura della fila).

«In passato nel primo dopoguerra se ne contavano circa 30 tra cui alcune categorie che oggi non esistono più. Con la Seconda Guerra Mondiale alcune candelore sono state totalmente distrutte, altre parzialmente, fino al raggiungimento del numero odierno».

I ruoli nelle candelore sono le curie e le stanghe che insieme formano la chiumma: le stanghe sono i portatori che indossano il sacco in testa chiamato vaddedda, la curia davanti è il capo chiumma, la curia di dietro è il motore delle candelore. Le curie laterali, invece, hanno il compito di bilanciare la candelora durante il movimento. Alcune hanno il doppio stangone, come i panettieri, considerato l’enorme peso. I portatori variano da 4 a 12.

Il falso mito del fercolo motorizzato: struttura tecnica e funzionamento

«Sfatiamo il mito che il fercolo ha un motore. Il fercolo non ha nessun motore, è trainato!». Dichiarazione che evidenzia l’importanza dei due cordoni, che sono lunghi circa 110 e 118 metri.

Il fercolo attuale risale al 1947, dopo che quello precedente fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. È trainato su otto rulli gommati e sul fercolo operano sei uomini, compreso il capomastro, che coordina ogni fase mediante uno scampanellio. Un secondo campanello serve invece a comunicare con chi lavora sotto la vara, permettendone il movimento e la corretta esecuzione di tutte le operazioni. A supporto sono presenti anche operai comunali, riconoscibili dalla tuta bianca, che arrestano il fercolo azionando appositi martinetti idraulici.

Il circolo di Sant’Agata e la sua unicità

«Il circolo di Sant’Agata è l’associazione più antica di Catania, è stata fondata nel 1874 dal beato Benedetto Giuseppe Dusmet e successivamente, nell’anno a seguire, intorno al 1876 ha voluto lui personalmente e fortemente la creazione e l’istituzione di un cereo che rappresentasse il circolo proprio come associazione e non come mestiere o corporazione. Il 1876 è stato l’anno di inizio costruzione della candelora perché poi è stata completata negli anni a seguire intorno alla fine del 1878-79».

Portatori e devozione

Molti portatori, oltre a svolgere il loro ruolo durante la processione, indossano il sacco devozionale nei giorni del 4 e 5 febbraio e nella mattina del 6, partecipando alla festa anche come devoti. Si tratta di una scelta che affonda le radici nella profonda tradizione.

In numerose famiglie questa pratica si tramanda come una vera e propria tradizione, vissuta soprattutto come forma di ringraziamento verso Sant’Agata. La mattina del 6 febbraio, dopo la deposizione delle candelore in Cattedrale — generalmente intorno alle 12 o alle 12.30 —, nonostante la stanchezza accumulata nei giorni precedenti, molti salgono nuovamente fino al fercolo e per alcuni minuti tirano il cordone.

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