
Il 27 gennaio si commemora la Shoah, lo sterminio degli Ebrei, vittime innocenti del genocidio nazista. Eppure, è imperativo non relegare nell’ombra gli altri genocidi che segnano la tragica storia dell’umanità: eccidi, vessazioni e pulizie etniche, pari per crudeltà, numero di vittime e ignominia alle sofferenze del popolo ebraico.
Sorge il dubbio: la Shoah non sia tanto un monito per le future generazioni, quanto uno strumento politico e ideologico a sostegno d’Israele, scudo per la sua politica autoritaria e stragista in Palestina.
Gli altri genocidi
Il 27 gennaio, non dimentichiamo: il genocidio armeno, con un milione e mezzo di uomini, donne, vecchi e bambini deliberatamente trucidati dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1923, i dieci milioni di nativi americani massacrati nel XIX secolo dagli Stati Uniti, cui si aggiungono le circa 115 milioni di vittime indigene della colonizzazione in America meridionale e Canada, i quattordici milioni di africani strappati alle loro terre, ridotti in schiavitù dagli europei e americanizzati come bestie da soma, più le vittime dell’apartheid sudafricana, gli oltre sei milioni di ucraini morti tra il 1932 e il 1933 per le carestie intenzionalmente provocate dal regime stalinista nel granaio d’Europa, i quattro milioni di civili falciati dai bombardamenti terroristici alleati su Italia e Germania, i tre milioni di civili massacrati per vendetta dall’Armata Rossa in Prussia, Slesia e Pomerania al termine della Seconda Guerra Mondiale, i crimini del colonialismo fascista in Africa, come il massacro di Debré Libanos, le vittime dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, inferti dagli americani per testare l’arma suprema, mentre il Giappone già trattava la resa, i tre milioni di civili periti nell’occupazione sovietica dell’Afghanistan, cui si sommano quelli dell’invasione americana, i due milioni di cambogiani sterminati dai Khmer Rossi di Pol Pot, che mutarono il loro paese in un vasto campo di concentramento, le decine di milioni periti di fame e torture nei gulag comunisti mondiali, inclusa la Cina, con cui l’Italia e l’Occidente tessono ancora rapporti d’affari, i desaparecidos delle dittature anticomuniste filoamericane in Argentina e Cile, e le migliaia di scomparsi nei golpe di Grecia e Turchia negli anni ’70 del secolo scorso, i bagni di sangue tribali in Ruanda, Etiopia, Congo e Africa centrale: terre un tempo autosufficienti, ora affamate di cibo ma sature d’armi fornite dagli Occidentali, che sostengono regimi dittatoriali per i ricchi giacimenti minerali, le vittime della persecuzione anticristiana in Darfur e nei paesi islamici, con oltre due milioni di cristiani uccisi in Sudan dalle bande schiaviste, il più grave massacro europeo recente, a Srebrenica e dintorni, tra l’11 e il 19 luglio 1995, quando le forze serbo bosniache trucidarono 7-8 mila ragazzi e uomini musulmani durante la guerra in Bosnia Erzegovina. L’elenco potrebbe protrarsi fino ai nostri giorni, con i pogrom di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023: miliziani usciti da Gaza uccisero a sorpresa 1.194 civili e militari israeliani, rapendo circa 250 innocenti in nascondigli nella Striscia. Eppure, Israele prosegue con vendette quotidiane in Palestina: oltre 3 mila bambini uccisi, quasi 46 mila morti totali e più di 110 mila feriti in quindici mesi di un conflitto infinito, intriso d’odio e violenza. Non possiamo giustificarlo: nega la nostra stessa umanità.
Una possibile soluzione
Se queste sono vittime innocenti della ferinità umana, perché negare loro una giornata della memoria? Istituire un giorno per ogni orrore travalicherebbe il calendario gregoriano. Meglio abolire ricorrenze politicizzate e sostituirle con un’unica, grande solennità dedicata a tutti gli olocausti della Terra. Così ricorderemmo senza discriminazioni, onorando il pianto universale di questo pianeta martoriato.
FOTO DI REPERTORIO




