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“La frana di Niscemi. Dalla fase emergenziale alla ricostruzione”: gli esperti si confrontano sul tema

Sono trascorsi ben centocinque giorni dall’ormai frana di fama internazionale di Niscemi, la quale non è più definibile soltanto “il luogo dell’emergenza”: questo il focus del convegno La frana di Niscemi. Dalla fase emergenziale alla ricostruzione, promosso dalla Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia, dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Caltanissetta e dalla sua Fondazione, che si è svolto all’Auditorium del Museo Civico di Niscemi, confronto che ha riunito amministratori, ingegneri, geologi, urbanisti, Vigili del Fuoco, Soprintendenza e rappresentanti delle istituzioni per fare il punto su una vicenda che, dopo la fase acuta dell’emergenza, entra oggi in una fase ancora più complessa: quella delle scelte.

Le dichiarazioni dei protagonisti

Ad aprire i lavori è stato Fabio Corvo, presidente della Consulta regionale degli Ingegneri e dell’Ordine di Caltanissetta:

«La frana di Niscemi non può essere letta soltanto come un’emergenza locale, per quanto drammatica e urgente. È un evento che ci obbliga ad alzare lo sguardo e a porci una domanda più ampia: conosciamo davvero il livello di vulnerabilità del nostro territorio? Sappiamo dove si trovano, in Sicilia, i beni tutelati, i centri storici, gli immobili vincolati, le testimonianze architettoniche che insistono su aree esposte a rischio idrogeologico, franoso o ambientale? Serve una mappatura puntuale un censimento dei beni tutelati e delle aree fragili, ma soprattutto serve un matching tra questi due livelli. Perché un bene culturale in un’area a rischio non è solo un bene da conservare: è un presidio identitario che può essere perduto se non viene inserito dentro una strategia di prevenzione».

Il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti che ha ripercorso questi mesi difficili:

«La frana ha segnato profondamente tutti noi. Ha cambiato la vita di tanti concittadini, ha costretto famiglie a lasciare la propria casa, ha aperto una ferita nel tessuto urbano e sociale di Niscemi. In questi mesi abbiamo lavorato dentro una condizione complessa, cercando di tenere insieme la sicurezza pubblica, la gestione dell’emergenza, il dialogo con le istituzioni e l’ascolto dei cittadini. Ma oggi non basta più parlare soltanto di emergenza: dobbiamo parlare di futuro. Ci sono cittadini che non possono più rientrare nelle proprie abitazioni. Per loro il tema dei ristori, degli incentivi e delle misure di sostegno è prioritario. Il secondo filone riguarda la ricostruzione: capire cosa potrà essere recuperato, cosa dovrà essere demolito, quali aree potranno tornare sicure e quale modello urbano vogliamo costruire per Niscemi. L’obiettivo è arrivare entro due anni a una soluzione chiara, seria e sostenibile per la comunità. Non parlo solo di opere, ma di un percorso complessivo: sicurezza, ristori, ricollocazione, pianificazione, tutela del centro storico e ricostruzione. Niscemi ha bisogno di risposte, ma ha bisogno anche di fiducia. E la fiducia si costruisce con trasparenza, confronto e capacità di mettere intorno allo stesso tavolo tutte le competenze necessarie».

La soprintendente Daniela Vullo ha posto l’attenzione sui beni tutelati ricadenti all’interno della linea rossa, in particolare Palazzo Iacona e Palazzo Branciforti, due edifici settecenteschi che rappresentano la memoria storica della città, piuttosto che la biblioteca “Angelo Marsiano“:

«La situazione di Niscemi desta grande preoccupazione non solo per la sicurezza delle persone e degli edifici, ma anche per il patrimonio culturale coinvolto. All’interno della linea rossa ricadono due beni tutelati di grande valore storico e identitario: beni vincolati, quindi patrimonio non soltanto dei proprietari, ma della collettività. La domanda che oggi dobbiamo porci con grande responsabilità è: che fine faranno questi edifici? Come possiamo garantire la sicurezza senza disperdere memoria, identità e valore culturale? Accanto ai beni formalmente tutelati esiste un patrimonio diffuso che merita attenzione: immobili di pregio, chiese, edifici che contribuiscono a definire il volto e la storia di Niscemi. Il centro storico è un organismo urbano fatto di relazioni, stratificazioni e luoghi della vita collettiva. Quando un evento franoso mette in crisi questa struttura, il rischio non è soltanto materiale. È anche culturale. I libri, gli archivi, le raccolte storiche custodiscono la memoria scritta di una comunità. Metterli “tutti” in sicurezza significa evitare che l’emergenza produca una perdita irreversibile. Per questo l’appello è chiaro: salvare i beni tutelati, salvare i beni vincolati, salvare tutto ciò che racconta la storia di Niscemi».

FOTO DI REPERTORIO

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