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Mondiale concluso, la fine di un’epoca del calcio

La 23esima edizione della Coppa del Mondo di calcio è giunta al termine domenica 19 Luglio. La Spagna ha vinto il secondo Mondiale della sua storia e si afferma ancora come una delle squadre più forti degli ultimi anni dopo aver centrato l’obiettivo degli Europei 2024. L’Argentina, battuta in finale, oppone resistenza sterile alla squadra guidata da De La Fuente e saluta il suo totem Lionel Messi.

Che edizione del Mondiale abbiamo visto? Questa è la domanda da porsi due giorni dopo aver visto capitan Rodri alzare la Coppa del Mondo e festeggiare con la sua Roja. Quest’anno la competizione si è disputata occupando stadi di tre diversi Paesi, Stati Uniti, Canada e Messico e ha visto protagoniste ben 48 Federazioni calcistiche. Abbiamo assistito ad un’edizione senza precedenti godendo delle strutture all’avanguardia dell’America del Nord, abituata a spettacoli sportivi di altissimo livello. Pur avendone goduto e avendo goduto dello spettacolo offerto da quello che dovrebbe essere il palcoscenico più importante al mondo per lo sport in assoluto più seguito sul globo si è avuta spesso la sensazione che in questi Mondiali sia mancato qualcosa.

Le critiche che hanno preceduto la competizione circa la partecipazione della nazionale iraniana per ragioni geopolitiche, il presunto arbitraggio a favore dell’Argentina e la presenza di un numero insolitamente alto di partecipanti (accompagnato dal rumor che nella prossima edizione possano essere ancor di più) hanno favorito uno spettacolo di non altissimo livello di intrattenimento. Sino ad arrivare alla fase ad eliminazione diretta era difficile orientare l’attenzione su qualcosa che non fosse il dominio imposto sugli avversari da Lionel Messi, sugli ultimi lampi con cui ha illuminato Cristiano Ronaldo e sulla speranza che Neymar tornasse a guidare la Seleção. È stato in definitiva difficile non percepire questo Mondiale come un avvenimento che segna la fine di un’epoca e ci lascia impoveriti di grandi campioni e dei loro talenti.

Eccezion fatta per Kylian Mbappe, Jude Bellingham ed Erling Haaland nessuno dei talenti prossimi a dominare questo sport nei prossimi anni sembra aver brillato. Salta all’occhio che nessuno dei sopra menzionati sia stato finalista della competizione. Se ne può probabilmente trarre una conclusione semplice e definitiva: il calcio è ormai avviato verso una nuova era. L’era del dominio del gioco di squadra, in cui il collettivo soffoca il singolo e ci sono meno spazi per dribbling, lanci lunghi e tiri dalla trequarti. Un calcio in cui l’estro tecnico e la morbidezza del tocco stanno lasciando posto all’organizzazione geometrica degli spazi e alla circolazione palla a terra.

Se questa nuova era sarà migliore o peggiore di quella che l’ha preceduta lo diranno i posteri ma l’affermazione della Spagna, nazionale con alcuni talenti cristallini come quello di Yamal che però vince grazie ad elementi “di sistema” quali Oyarzabal e Ferran Torres evidenzia la fine di un’epoca.

Questo Mondiale lascia comunque un segno indelebile sulla storia dello sport. Una competizione internazionale che vede gli avanzati campi americani calcati da campioni eterni come Modric e Ronaldo, che vede Mbappe prendersi lo scettro di capocannoniere nonostante la favoritissima Francia non salga neanche sul podio, che vede l’esuberante Capo Verde prendersi i cuori di milioni di tifosi nel mondo, che vede l’Albiceleste arrivare in finale per il rotto della cuffia grazie ad un Leo Messi eterno condottiero stroncato sul più bello e che vede, infine, Rodri alzare la Coppa dopo aver quasi accompagnato Trump fuori dallo scatto… sarà certamente una Coppa del Mondo difficile da dimenticare.

FOTO DI REPERTORIO

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