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Sant’Agata, il fuoco e le lacrime: Catania candida all’Unesco la sua anima più vera

Muove un passo decisivo il cammino per l’iscrizione de “La Festa di Sant’Agata a Catania” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco: all’evento, moderato da Paolo Di Caro, sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte: Alberto Patanè (coordinatore del percorso di candidatura), Carmelo Grasso (presidente del Comitato per la Festa di Sant’Agata) e Lina Scalisi (prorettore dell’ateneo catanese e presidente del Comitato scientifico), la quale ha consegnato formalmente l’elaborato. La consegna della bozza dà il via a una fase decisiva: tra agosto e settembre la cittadinanza potrà esaminare e arricchire il testo tramite il portale online; a ottobre il Comitato Scientifico finalizzerà il dossier per trasmetterlo al Ministero della Cultura, che entro il 30 marzo 2027 deciderà se designare la Festa agatina quale candidatura ufficiale dell’Italia davanti all’Unesco. Per accompagnare questa nuova tappa è stato lanciato il portale web ufficiale “www.lafestadisantagatacatania.it“, pensato come spazio permanente e strumento di partecipazione per consultare gli atti, inviare proposte, osservazioni e testimonianze sul significato della festività.

I relatori della conferenza

Come viene vissuta la candidatura

Il rito della consegna: quando la burocrazia diventa preghiera

La scelta del 17 agosto non è casuale. In questo anno che segna il IX centenario della traslazione delle Reliquie della Santa, ogni dettaglio è carico di simboli. La cerimonia non sarà un adempimento, ma un rito. Un rito in cui la carta si fa preghiera, l’inchiostro si trasforma in devozione, e ogni pagina del dossier porta con sé il profumo dell’incenso che brucia nei turiferari, il suono delle campane che squilla da San Berillo a San Placido, il peso delle aste del fercolo sulle spalle dei portatori, il calore dei ceri che illuminano la notte catanese.

I cerei classici della Festa in fila su via Etnea (foto di repertorio)

La comunità al centro: il dossier come opera viva

Ma la vera rivoluzione sta nel fatto che questo documento non è compiuto. Anzi, è appena nato. La bozza consegnata lunedì non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo cammino. Ogni catanese, ogni devoto, ogni studioso, ogni semplice passante che ha vissuto la Festa potrà aggiungere la sua voce, la sua storia, la sua emozione. Perché il patrimonio immateriale non si conserva negli archivi, ma nel battito dei cuori, nel tremore delle mani che accendono i ceri, nelle lacrime di chi, anno dopo anno, attende il passaggio della Santa con la stessa emozione del primo giorno. È la consapevolezza che la Festa non appartiene a nessuno e, al tempo stesso, appartiene a tutti.

Il simulacro agatino nel periodo del IX centenario della traslazione delle Reliquie

Una voce dal mondo: lo sguardo stupito di chi non è del luogo

Anna, turista tedesca, è una di quelli che ha capito senza bisogno di spiegazioni:

Non ho mai visto nulla di simile”, racconta ancora con la voce che trema. “La processione che avanza lenta tra la folla, i canti che salgono dalle vie come un’onda, il fuoco dei ceri che danzano nel buio, il silenzio che cala improvviso prima che il fercolo esca dalla Cattedrale… tutto sembra sospeso tra cielo e terra. E poi, quando migliaia di persone si inginocchiano al passaggio di Sant’Agata, ho capito che qui non si celebra solo una santa. Si celebra un popolo. Un popolo che, in quei momenti, diventa una cosa sola”.

Parole semplici, ma che squarciano il velo della retorica e mostrano l’universalità di un rito che, pur radicato nel locale, parla al mondo intero.

La Basilica Cattedrale, “teatro” dei Festeggiamenti agatini (foto di repertorio)

Sant’Agata, tra fede e cultura: una preghiera che diventa patrimonio

Sancta Agatha, martyr Christi, patrona Catanensium, intercede pro nobis”.

La preghiera antica, quella che ogni catanese conosce a memoria, quella che si mormora nei vicoli stretti del centro storico, si grida nelle chiese, si sussurra nelle case, oggi diventa anche una dichiarazione culturale; la candidatura Unesco non è un atto amministrativo. È un gesto d’amore verso una tradizione che ha resistito ai secoli, alle guerre, alle catastrofi naturali. Una tradizione che, ogni anno, unisce nonne e nipoti, giovani e anziani, credenti e scettici, sotto lo stesso mantello di fede e identità.

Una tradizione che sa di pane benedetto, di sarde a beccafico, di arancini mangiati in piedi tra una preghiera e l’altra, un futuro da scrivere insieme: perché la Festa è di tutti, la cerimonia di lunedì, quindi, non è un traguardo, ma una partenza. Da qui in poi, il dossier prenderà forma definitiva, arricchito dalle voci di chi la Festa la vive, la studia, la canta, la piange, la aspetta: è un invito aperto a tutta la città: partecipare, contribuire, sentirsi parte di un progetto che guarda al futuro senza dimenticare le radici.

Perché la Festa non è solo catanese. È di chi, anche solo una volta nella vita, ha sentito il suo cuore battere all’unisono con quello di una città intera. È di chi ha capito che, in quei giorni, Catania non è solo una città, ma un sentimento. È dell’umanità intera.

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