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Catania: il riscatto dell’Elefante. Dal grigio del piombo alle luci della “Milano del Sud”: cronaca di una metamorfosi

Nei primi anni ’90 del secolo scorso, il cielo di Catania non era offuscato dall’Etna, ma dal fumo acre delle pistole. Chi arrivava dalla Lombardia, come me in quel marzo 1992, non trovava il sole mediterraneo, ma il bagliore freddo delle armi. La Città era un campo di battaglia: la guerra di mafia tra il clan Santapaola-Ercolano (storica cellula di Cosa Nostra) e i rivali Cappello-Bonaccorsi e Laudani scandiva le giornate con sparatorie e omicidi per il controllo del territorio. Non era un titolo di giornale, ma un rumore di fondo che segnavano le ore. Le vie del centro, oggi brulicanti di turisti, si svuotavano al tramonto. Non serviva un’ordinanza: bastava il timore, ancestrale e giustificato, a chiudere i portoni. Si moriva per un errore, per uno sguardo di troppo, o semplicemente per trovarsi sulla traiettoria di una pallottola destinata ad altri. “Uscivamo con il cuore in gola“, ricorda Mario, che ha vissuto quella giovinezza interrotta. “La Città era bellissima e terribile allo stesso tempo. La paura ti entrava nelle ossa, spingendoti a casa prima che il buio diventasse complice degli agguati“.

Il noto boss catanese Benedetto “Nitto” Santapaola, venuto a mancare lo scorso 2 marzo a Milano (foto di repertorio)

La svolta delle manette

La breccia arrivò nel maggio 1993: l’arresto di Benedetto “Nitto” Santapaola nelle campagne del Calatino, seguito dal processo “Orsa Maggiore”, segnò l’inizio della fine. Il nipote Aldo Ercolano tentò di ereditarne il potere, ma lo Stato aveva ormai iniziato a riprendersi i quartieri, strada dopo strada, piazza dopo piazza. Tra il 1992 e il 2000, in Sicilia ci furono 1.200 arresti per mafia (dati Dia). Il vuoto non lo riempirono nuovi boss, ma un’energia civile compressa: cittadini stanchi del ricatto che denunciarono, rivitalizzando la Città.

La rinascita mediterranea

Oggi quella “Catania grigia” è un ricordo sbiadito. La Città ha riscoperto la sua vocazione di “Milano del Sud“, ma con un’anima squisitamente mediterranea e barocca: +35% di presenze turistiche dal 2019 (Istat 2025), 450 nuove aperture di locali nel centro storico dal 2020 (Camera di Commercio), ex saracinesche abbassate per paura ora ospitano pubs, ristoranti gourmet e bistrot che fondono arancini e cucina fusion, trasformando la movida in un volano economico reale. Il lungomare, restituito alla socialità, è costellato di lidi moderni. “Abbiamo trasformato la paura in opportunità“, dice Daniele, proprietario di un B&B in una dimora settecentesca in via Collegiata. “I miei ospiti arrivano da Bergamo, Milano, Cracovia, Madrid, Marsiglia, Praga… Scoprono una movida autentica, senza grattacieli“.

Non è tutto rose: la microcriminalità persiste (150 reati contro turisti nel 2025, dati Questura) e la crisi energetica frena gli investimenti. Ma i giovani restano: il tasso di emigrazione giovanile è calato del 20% in un decennio (Svimez). 

L’ultimo atto: la morte del boss

La morte di Nitto Santapaola, il 2 marzo 2026 nel carcere di Opera, è un epilogo lontano. “Non proviamo odio, ma un sollievo distaccato” – commenta Marco “Per Catania, questa morte non è un trauma, ma una nota a piè di pagina in un libro che la città ha già chiuso da tempo“.

“Non c’è odio, solo consapevolezza” – aggiunge – “Lui appartiene al passato. Noi siamo il presente. La nostra vendetta? Aprire botteghe e riempire le piazze di sorrisi“.

Catania ha mutato le ferite in finestre: da capitale del piombo a capitale del coraggio. La “Milano del Sud” non è più un miraggio, ma una realtà fatta di pietra lavica, valori e un futuro che, finalmente, non fa più paura.

FOTO IN EVIDENZA DI REPERTORIO

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